È scontro aperto tra la comunità di Arcavacata e la gestione della Chiesa di Maria Santissima della Consolazione a seguito dell’abbattimento di due cipressi secolari che fiancheggiavano il campanile. L’intervento è stato eseguito nella mattinata di sabato 13 dicembre, intorno alle 8:30. Evento che ha sollevato immediate e veementi proteste da parte del Comitato Popolare pro riapertura della Chiesa di Arcavacata. Il Comitato ha definito l’accaduto come “un atto di estrema gravità, consumato senza confronto e senza rispetto per la storia del luogo”.
Secondo le prime ricostruzioni fornite dal Comitato stesso, la decisione di procedere al taglio sarebbe scaturita da una segnalazione del parroco. Lo stesso parroco avrebbe espresso preoccupazioni riguardo una presunta instabilità delle piante. Preoccupazione che sarebbe stata avvalorata da un sopralluogo tecnico effettuato da due agronomi che avrebbero riscontrato cavità nei tronchi.
Tuttavia, i cittadini esprimono forti perplessità riguardo la legittimità e l’urgenza dell’operazione. Il Comitato ha infatti ricordato come questo non sia il primo tentativo di rimozione, citando un precedente analogo avvenuto nel dicembre 2023. Ma che venne sventato all’epoca grazie a una mobilitazione popolare che aveva bloccato l’intervento non autorizzato.
L’abbattimento viene interpretato dalla comunità come “l’esito finale di una volontà già manifestata in passato”, maturata senza il dovuto coinvolgimento dei residenti. Il Comitato ha riferito di aver precedentemente inviato, tramite il proprio legale, una diffida formale. E nella stessa sono state proposte soluzioni alternative per la messa in sicurezza che evitassero il taglio. Non è stata ricevuta alcuna risposta.
Durante le operazioni, i cittadini presenti hanno potuto esaminare le sezioni dei tronchi, asserendo che queste “non presentavano cavità evidenti, né segni di marciume o compromissioni strutturali tali da giustificare un intervento così drastico”. Gli alberi, stimati attorno ai 150 anni e piantati nel 1890 in prossimità delle tombe dei baroni locali, erano considerati “elementi monumentali. Parte integrante della memoria storica, religiosa e ambientale del luogo”.
Il Comitato sottolinea la gravità dell’azione. Soprattutto in considerazione del fatto che la chiesa stessa risulta chiusa al culto dal novembre 2023 per problemi di manutenzione. “Non possiamo accettare – affermano – che due cipressi di tale importanza storica e simbolica vengano eliminati senza aver esplorato ogni possibile alternativa. Né che una perizia si riveli, di fatto, infondata”.
Il danno, definito “irreversibile”, ha spinto la comunità a richiedere urgentemente chiarezza sull’accaduto. Denunciato, di fatto, “un abuso che colpisce la storia, il paesaggio e l’identità di Arcavacata”. Il Comitato ha inoltre annunciato la diffusione di materiale fotografico e un video-racconto per documentare lo stato delle piante prima e dopo l’intervento.




