Il Partito Democratico calabrese boccia senza appello la nuova giunta regionale guidata da Roberto Occhiuto, criticando duramente sia il metodo con cui è stata formata che la sua composizione. «Chi parte male finisce male», affermano i Dem in una nota ufficiale, definendo l’esecutivo appena nato frutto di veti incrociati e trattative infinite, più orientato a soddisfare gli equilibri interni ai partiti che a rispondere alle reali esigenze dei cittadini calabresi.
Secondo il Pd, la formazione della giunta è stata caratterizzata da un lungo tira e molla, tra nomi proposti e poi ritirati, riunioni fiume e giochi di potere che, a loro dire, non hanno prodotto alcun progetto politico coerente. «Non sono emersi criteri di selezione chiari – si legge nel comunicato – né meriti riconoscibili nei nomi designati. È mancata completamente una visione per la Calabria».
Al centro della polemica anche l’ipotesi di ampliare ulteriormente la giunta con due nuovi assessori, operazione che richiederebbe una modifica statutaria. Per il Partito Democratico, si tratterebbe dell’ennesimo segnale che le priorità del centrodestra non coincidono con quelle dei calabresi, ma rispondono piuttosto a esigenze interne di spartizione e gestione del potere.
La nota parla apertamente di “familismo e calcoli interni”, sostenendo che la composizione dell’esecutivo regionale tradisce logiche personalistiche e non tiene conto delle competenze o delle urgenze del territorio. Un messaggio chiaro, indirizzato non solo al presidente Occhiuto ma anche alle forze politiche che compongono la sua maggioranza.
Tridico: “Sistema fondato su relazioni personali”
Alle critiche del Pd si è aggiunta anche la voce di Pasquale Tridico, già candidato alla presidenza della Regione per il centrosinistra, che ha espresso forte preoccupazione per il metodo decisionale adottato da Occhiuto. Tridico accusa il presidente di «basare ogni scelta su un sistema di fedeltà personale, relazioni prossime e legami familiari o amicali».
Secondo l’ex presidente dell’INPS, tale assetto finirebbe per alimentare un potere centralizzato e facilmente controllabile, privo di trasparenza e non aperto al confronto democratico. In sostanza, una struttura politica chiusa e autoreferenziale, lontana dalle istanze dei cittadini e distante dalle buone pratiche amministrative.
Una frattura destinata a durare?
Le polemiche evidenziano una frattura profonda tra maggioranza e opposizione, con un centrosinistra sempre più deciso a denunciare una deriva politica centrata sulla gestione del potere anziché sul governo del territorio. Il clima che accompagna l’insediamento della nuova giunta non è dei più distesi e prelude a un confronto acceso nei prossimi mesi, in aula come nell’opinione pubblica.
La sfida, ora, sarà trasformare le promesse del centrodestra in atti concreti, in grado di rispondere alle criticità storiche della Calabria. Un’impresa che, secondo l’opposizione, parte però col piede sbagliato.