Una rete di scommesse illecite nel mondo del calcio giovanile è al centro dell’inchiesta “Penalty”, coordinata dalla Procura di Reggio Calabria. L’operazione ha portato all’arresto domiciliare di cinque persone, mentre altre due risultano indagate a piede libero. Al centro dell’indagine c’è Luigi Catanoso, arbitro appartenente alla sezione AIA di Reggio Calabria e residente a Melito Porto Salvo.
Il nome di Catanoso era già stato oggetto di attenzione da parte della giustizia sportiva, con precedenti verifiche avviate dalla Procura della FIGC. Tuttavia, è stato nel 2024 che la situazione ha subito una svolta, grazie alle ripetute segnalazioni dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, che hanno attirato l’attenzione della magistratura ordinaria.
La Procura ha affidato le indagini ai Carabinieri e alla Guardia di finanza, che hanno condotto una lunga attività investigativa culminata con l’operazione “Penalty”. Il quadro emerso parla di una presunta associazione per delinquere impegnata nella manipolazione di risultati sportivi a fini di scommesse.
Oltre a Catanoso, sono stati colpiti dalla misura cautelare Lorenzo Santoro, anche lui di Melito Porto Salvo, Giancarlo Leone Fiumanò, residente a Reggio Calabria, e i fiorentini Giampiero Reale e suo figlio Tommaso Reale, gestori di un centro scommesse a Fiesole. L’organizzazione avrebbe agito prevalentemente nel contesto delle partite di calcio giovanile, ma secondo gli inquirenti puntava ad estendere le sue attività anche ai campionati professionistici.
L’accusa ipotizzata è pesante: frode sportiva in concorso, con l’aggravante dell’associazione a delinquere. I dettagli emersi dall’indagine indicano un sistema strutturato, con ruoli e compiti ben definiti tra gli indagati. Il coinvolgimento di un arbitro alimenta le preoccupazioni sul livello di penetrazione del sistema nelle strutture del calcio ufficiale.
Il fascicolo è ancora in fase istruttoria, e nelle prossime settimane potrebbero emergere ulteriori sviluppi, con nuove audizioni e possibili allargamenti del numero degli indagati. Le autorità inquirenti non escludono che l’organizzazione abbia già avuto contatti o tentativi d’infiltrazione nei circuiti professionistici.