La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha concluso le indagini preliminari sull’impianto di trattamento rifiuti di Vazzano, in provincia di Vibo Valentia, notificando l’avviso di fine indagine a 14 persone fisiche e 3 società. L’inchiesta, che si è focalizzata sulle attività svolte nell’ambito della gestione dei rifiuti, coinvolge nomi noti dell’imprenditoria calabrese e aziende attive nel settore ambientale.
Coinvolte tre aziende calabresi
Al centro delle verifiche investigative risultano le società Eco Call S.p.A., Ecologia Oggi S.p.A. e 4EL Group S.r.l., che secondo gli inquirenti avrebbero avuto un ruolo rilevante in un sistema organizzato per il traffico illecito di rifiuti, con ripercussioni sull’ambiente e sulla corretta gestione degli impianti.
Tra le figure principali figurano Eugenio Guarascio, 71 anni, e la sorella Ortenzia Guarascio, 60 anni, entrambi di Lamezia Terme, ritenuti dai magistrati in posizione apicale all’interno delle aziende. Insieme a loro, è stato iscritto nel registro degli indagati anche Giuseppe Antonio Caruso, 32 anni, anch’egli lametino. Un ruolo chiave sarebbe stato svolto da Francesco Currado, 71 anni, di Curinga, direttore tecnico dell’impianto di ammendante compostato gestito da Eco Call a Vazzano.
Reati ambientali e gestione irregolare
Le ipotesi di reato sono pesanti e articolate: associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, gestione abusiva di impianti, inquinamento ambientale. Le indagini avrebbero documentato pratiche illecite nella movimentazione, nel trattamento e nello smaltimento dei rifiuti, in violazione delle normative ambientali.
Tra gli altri indagati figurano anche Maria Carmela Amato, 47 anni, di Cosenza, Rosario Fruci, 51 anni, di Lamezia Terme, e Alessandro Giardiello, 54 anni, di Castrolibero. Secondo quanto ricostruito dalla DDA, ciascuno avrebbe avuto compiti specifici nell’ambito di un’organizzazione strutturata, in grado di gestire volumi ingenti di rifiuti in modo illecito.
L’inchiesta coordinata dalla DDA di Catanzaro
L’indagine, coordinata dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, si è avvalsa del contributo di intercettazioni, accertamenti tecnici e analisi documentali, evidenziando una rete che avrebbe compromesso l’ecosistema e aggirato le normative di settore.
Con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, gli indagati avranno ora facoltà di presentare memorie difensive o chiedere di essere ascoltati. Sarà successivamente compito della Procura valutare l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
Un impianto già noto alle cronache
L’impianto di Vazzano non è nuovo a contestazioni e polemiche: negli anni scorsi era già finito al centro di interrogazioni politiche e denunce di associazioni ambientaliste. Ora l’inchiesta giudiziaria potrebbe aprire scenari ben più gravi, con possibili risvolti anche a livello regionale per il sistema di gestione dei rifiuti in Calabria.