Un ventaglio ampio e ancora incerto di piste investigative ruota attorno al recente attentato contro Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report. Gli inquirenti non escludono l’ipotesi di un’azione su commissione, potenzialmente appaltata a gruppi criminali operanti nel litorale romano, a bande albanesi o a frange estreme del mondo ultras.
Lo stesso Ranucci, noto per le sue inchieste su corruzione, mafie e poteri occulti, ha dichiarato: «Noi tocchiamo talmente tanti interessi e centri di potere che è impossibile capire l’origine, credo sia qualcuno legato alla criminalità, non credo nei mandanti politici». Un’affermazione che rafforza l’idea di un attacco proveniente dal mondo criminale organizzato, irritato dai contenuti scomodi delle inchieste della trasmissione Rai.
A complicare ulteriormente il quadro investigativo c’è una coincidenza giudicata inquietante dagli inquirenti: poche ore prima dell’attentato, un pentito di mafia è stato trasferito in una nuova località protetta, lasciando proprio la zona di Campo Ascolano, dove risiede Ranucci. Si tratta di un soggetto che aveva fornito al giornalista informazioni sensibili, tra cui dettagli sulla trattativa Stato-Mafia e sulle infiltrazioni della ’ndrangheta nel settore dell’energia eolica al Nord-Est.
Il legame tra queste rivelazioni e l’attentato è al momento oggetto di verifiche incrociate da parte delle autorità giudiziarie. In passato, nel 2022, il tema era già emerso grazie a Luigi Bonaventura, ex boss crotonese diventato collaboratore di giustizia, che aveva dichiarato ai magistrati di aver udito membri della medesima cosca dire che «Ranucci è un uomo finito».
Le coincidenze temporali e le dichiarazioni dei pentiti non vengono considerate casuali. Gli investigatori stanno analizzando il contesto locale e i movimenti recenti delle organizzazioni criminali attive nel litorale romano, così come eventuali legami con gruppi di tifoserie organizzate e bande etniche attive in operazioni su commissione.
L’attenzione degli inquirenti si concentra quindi su una possibile regia esterna, capace di orchestrare l’attentato senza lasciare tracce dirette, ma sfruttando manovalanza criminale reclutata ad hoc. Lo scopo, secondo fonti investigative, potrebbe essere un intimidazione pesante nei confronti del giornalista, noto per aver spesso messo a nudo interessi trasversali e connessioni opache tra criminalità, affari e istituzioni.
In attesa di sviluppi concreti, resta alta la tensione intorno al caso, che riporta l’attenzione sulla vulnerabilità dei giornalisti d’inchiesta e sulla necessità di rafforzare i sistemi di protezione per chi svolge un lavoro di interesse pubblico ma ad alto rischio.