La sanità calabrese si trova in una fase di paralisi operativa, determinata dall’assenza di una guida politica legittimata a decidere. Dopo le dimissioni di Roberto Occhiuto da commissario ad acta, formalizzate il 20 agosto, nessun nuovo atto è stato emanato dalla struttura commissariale, fermatasi al decreto del 6 agosto. Una situazione che, se si esclude l’attività ordinaria del dipartimento Salute, lascia sospesa la governance di uno dei settori più critici della regione.
Il governo nazionale ha deciso di non attribuire pieni poteri ai sub-commissari attualmente in carica, Ernesto Esposito e Iole Fantozzi, adottando così una strategia di prudenza fino al voto regionale del 5 e 6 ottobre. Non si prevede, al momento, una replica di quanto avvenuto nel 2014, quando al generale Luciano Pezzi furono conferiti poteri straordinari dopo le dimissioni dell’allora presidente Scopelliti. Questa scelta alimenta l’ipotesi di una prossima uscita dal commissariamento che dura ormai da 15 anni, periodo durante il quale i calabresi hanno continuato a sostenere un carico fiscale elevatissimo, spesso senza ricevere servizi sanitari all’altezza.
Occhiuto, candidato per un secondo mandato alla guida della Regione, sostiene che oggi ci siano le condizioni per voltare pagina. A supporto della sua tesi, cita il miglioramento nella contabilità delle aziende sanitarie, ora più trasparente e documentata, e l’incremento dei livelli essenziali di assistenza (Lea), rilevati dal Ministero della Salute. Tuttavia, l’interruzione anticipata della legislatura ha congelato anche la trattativa sul nuovo Piano di rientro, che resta un passaggio cruciale da concludere coinvolgendo più ministeri e la Regione stessa.
L’uscita dal commissariamento comporterebbe il ritorno a una gestione ordinaria: la sanità tornerebbe in mano a un assessore regionale, ruolo vacante da anni, oppure resterebbe sotto la diretta responsabilità del presidente della Regione. Ma la normalizzazione amministrativa non basta. La riapertura di alcuni ospedali non ha ancora portato all’effettiva operatività delle strutture, spesso prive del personale necessario e delle attrezzature adeguate.
I fondi del PNRR destinati alla sanità territoriale non sono ancora stati utilizzati in modo significativo, mentre il dato sulla mobilità passiva – ovvero i pazienti che si curano fuori regione – resta allarmante. In molti casi, i cittadini calabresi sono costretti a recarsi al Nord anche per patologie di media complessità, segno di un’offerta sanitaria locale ancora insufficiente.
Occhiuto ha più volte ricordato l’impatto della cosiddetta “gobba pensionistica”, che ha portato al pensionamento di 2.500 operatori sanitari. “Se non avessimo assunto 5.000 nuovi operatori e fatto ricorso ai medici cubani, avremmo chiuso gli ospedali”, ha dichiarato, sottolineando lo sforzo compiuto nella scorsa legislatura.
Il nodo principale resta però garantire ai cittadini cure dignitose, nel rispetto degli standard nazionali. I progressi contabili, da soli, non possono essere considerati sufficienti se la qualità e l’accessibilità dei servizi restano carenti. Il nuovo presidente dovrà affrontare una sfida cruciale: ricostruire un sistema sanitario pubblico che da troppo tempo non risponde più ai bisogni della popolazione calabrese.