È diventata definitiva l’esclusione di Domenico Lucano dalle liste di Alleanza Verdi-Sinistra per le prossime elezioni regionali calabresi del 5 e 6 ottobre. La conferma è arrivata ieri, quando il Consiglio di Stato ha respinto l’appello presentato dall’europarlamentare e sindaco di Riace contro le precedenti decisioni dei Tribunali amministrativi regionali.
Con le sentenze n. 7381 e n. 7382 del 2025, i giudici di secondo grado hanno dichiarato infondate le motivazioni addotte dalla difesa di Lucano, confermando la legittimità degli atti che ne avevano sancito l’esclusione. Il nodo centrale della vicenda resta la legge Severino (n. 190 del 2012), il cui impianto normativo prevede l’interdizione temporanea dai pubblici uffici per gli amministratori locali condannati anche in primo grado per determinati reati.
La sequenza giudiziaria è iniziata il 1° luglio scorso, quando il Tribunale civile di Locri ha decretato la decadenza di Lucano dalla carica di sindaco. La Prefettura di Reggio Calabria, sulla base della sentenza emessa nell’ambito del processo “Xenia”, ha chiesto l’applicazione della legge Severino dopo che Lucano era stato condannato a 18 mesi di reclusione per falso, pena sospesa ma comunque rilevante per l’applicazione delle norme in materia di incandidabilità.
Nonostante il procedimento d’appello fissato per gennaio e l’attesa di una possibile pronuncia della Corte di Cassazione, Lucano aveva scelto di candidarsi comunque. Il suo nome figurava nelle circoscrizioni Nord e Sud della Calabria, a sostegno della coalizione di centrosinistra guidata da Pasquale Tridico.
A seguito della presentazione delle liste, gli uffici elettorali hanno immediatamente escluso Lucano, applicando le disposizioni della Severino. I legali dell’europarlamentare hanno quindi impugnato la decisione davanti ai Tar competenti: quello di Reggio Calabria, relativamente alla circoscrizione Sud, ha rigettato il ricorso, mentre il Tar di Catanzaro ha dichiarato improcedibile l’istanza per la circoscrizione Nord.
Con la pronuncia di ieri del Consiglio di Stato, si chiude definitivamente ogni spiraglio di riammissione alla corsa elettorale. I giudici amministrativi hanno evidenziato l’effetto immediatamente ostativo della condanna penale subita da Lucano, rendendo inapplicabile ogni ulteriore valutazione politica o soggettiva.