Un palco essenziale, pochi strumenti, luci calde e il vento tra gli alberi. Così Dario Brunori, in arte Brunori Sas, ha scelto di raccontarsi e restituire affetto alla sua comunità, San Fili, luogo che lo ha ispirato e accolto anche dopo il successo nazionale. Dopo aver calcato i più importanti teatri italiani e il prestigioso palco di Sanremo, l’artista è tornato simbolicamente “a casa”, nel cuore autentico del suo immaginario musicale.
Non si è trattato di una semplice tappa del tour, ma di un vero e proprio ritorno alle origini, un evento carico di significati, che ha riunito generazioni e famiglie, creando un’atmosfera raccolta e partecipata. Il concerto si è trasformato in un abbraccio collettivo, con un pubblico intimo, lontano dai numeri dei grandi eventi, ma capace di esprimere un entusiasmo sincero, fatto di volti familiari, ricordi e storie condivise.
Ad aprire la serata una “benedizione” ironica e simbolica dalla finestra che dava sul palco, seguita dalla frase ormai iconica: «Nel nome del padre, del figlio e dello spirito sas», rivolta ai bambini che gli hanno portato un dono. Un inizio che ha fissato subito il tono dell’evento: leggero ma denso di significato.
La sindaca di San Fili, Linda Cribari, ha introdotto l’artista definendolo «un grande cantautore, un sanfilese e un gentiluomo intriso di poesia». Brunori ha accolto la definizione con il suo consueto spirito: «Da domani mi presenterò così: Dario Brunori, un gentiluomo instriso di poesia…». Un momento che ha suggellato il legame tra il musicista e la sua comunità, già celebrato nel 2021 con la benemerenza civica.
Il concerto ha mescolato musica, parole e memorie locali. Tra i momenti più toccanti, il racconto dell’ormai famoso “albero delle noci”, vicino alla casa dove vive con la sua compagna Simona e la figlia Fiammetta, diventato «meta silenziosa di piccoli pellegrinaggi» dopo la partecipazione al Festival. «Devo molto a quell’albero – ha detto scherzando – ci potremmo fare un vero pellegrinaggio: santuario di Paola, albero delle noci e giro pizza».
Prima delle canzoni, una sorta di “offertorio laico” come lo ha definito la sindaca: i cittadini hanno omaggiato Brunori con una serie di doni simbolici, tra cui un bassorilievo, un ritratto, una tela dipinta e persino una maglia celebrativa del centenario del San Fili Calcio. «L’anno prossimo sarò il centravanti, magari», ha commentato tra le risate.
Sul palco, insieme a lui, alcuni musicisti “di casa”: il due snafilesi doc Mirko Onofrio, Simona Marrazzo, o san filesi di adozione Gianluca Bernardo e Luigi Paese per finire a Dario Della Rossa al pianoforte («Stasera in versione part time», la battuta di Dario). La scaletta è stata un viaggio attraverso le canzoni più rappresentative del suo repertorio, da Come stai – scritta dopo la perdita del padre e definita «la mia rinascita» – a brani come Italian Dandy, Paolo, La ghigliottina, Per due che come noi, Il costume da torero, Kurt Cobain, Canzone contro la paura, L’albero delle noci e Guardia 82.
Un momento di riflessione intensa è arrivato con “L’uomo nero”, che Brunori ha dedicato al popolo palestinese, denunciando le tragedie umane attuali e sottolineando la necessità di «fare qualcosa», anche solo prendendo posizione.
La chiusura della serata è stata dolce e autentica, in perfetta coerenza con lo spirito dell’intero evento. «Questo è stato il concerto più comodo della mia vita: mi sono fatto la doccia a casa e sono salito sul palco», ha scherzato, confermando il suo legame indissolubile con San Fili.
Dario Brunori ha trasformato la sua terra in musica, rendendo universali storie di provincia che parlano di famiglia, radici, semplicità e poesia. La sua voce ha riempito le vie del paese e il cuore dei suoi abitanti, ricordando che la vera bellezza spesso si nasconde proprio nei luoghi da cui veniamo.
(L’autore della foto è Francesco De Bartolo, pubblicata sulla pagina facebook del Comune di San Fili)