Reddito di dignità in Calabria: scontro politico su costi e risorse

La proposta di Pasquale Tridico riapre il dibattito su povertà e welfare: i fondi Ue al centro della discussione

Torna al centro del dibattito calabrese il tema del contrasto alla povertà, con la proposta del Reddito di dignità lanciata da Pasquale Tridico, ex presidente dell’Inps e oggi candidato alla presidenza della Regione. La misura, pensata come risposta al restringimento della platea beneficiaria del Reddito di cittadinanza, ha generato forti contrasti tra le forze politiche locali, divise tra approvazione ideologica e perplessità legate alla sostenibilità economica dell’intervento.

Il nodo centrale resta quello delle risorse necessarie: secondo le stime, per sostenere un provvedimento simile su base regionale, servirebbero oltre 300 milioni di euro l’anno, una cifra che, se non coperta da fondi europei, rischierebbe di gravare in maniera eccessiva sul bilancio della Calabria.

Nel primo anno di applicazione del Reddito di cittadinanza, nel 2019, furono 62.584 i nuclei familiari calabresi a beneficiarne, pari a circa l’8% delle famiglie della regione. L’importo medio mensile era di 493 euro, per una spesa annua che sfiorava i 370 milioni di euro. Nel 2022, con la misura ormai a pieno regime, i beneficiari salivano a 99.000 nuclei, con un assegno medio di circa 600 euro. Il costo totale per la sola Calabria era già stimato in oltre 700 milioni annui, dimostrando l’impatto considerevole di questo tipo di strumenti sul welfare regionale.

Oggi, dopo l’abolizione del Reddito di cittadinanza e l’introduzione dell’Assegno di inclusione, la situazione è cambiata: circa 56.000 nuclei percepiscono l’Adi, mentre un numero significativo di famiglie risulta escluso da ogni forma di sostegno economico. Tridico propone quindi un intervento integrativo a livello regionale, destinato a coloro che non rientrano nei criteri dell’attuale misura statale, seguendo le raccomandazioni dell’Unione europea sull’inclusione sociale.

Il problema, però, è il reperimento delle risorse. L’idea dell’ex presidente dell’Inps è attingere al Fondo sociale europeo, che per il periodo 2021-2027 destina alla Calabria circa 650 milioni di euro. Una somma che, se interamente dedicata alla misura proposta, coprirebbe appena due anni di erogazione del Reddito di dignità.

Secondo Tridico, però, si tratterebbe di un investimento necessario. Il provvedimento, ha spiegato ai rappresentanti della sua coalizione, sarebbe collegato alle politiche attive del lavoro e rappresenterebbe una misura di “emancipazione e dignità, non assistenzialismo”. L’obiettivo è intervenire in favore di chi è stato escluso dalle nuove politiche di sostegno, valorizzando il principio di giustizia sociale e includendo chi oggi vive senza alcun supporto economico, nonostante le difficoltà.

La proposta fa leva anche su un indirizzo comunitario: una raccomandazione del Consiglio dell’Ue invita infatti gli Stati membri a rafforzare i sistemi di protezione sociale, destinando almeno il 25% delle risorse del Fondo sociale europeo plus alla lotta contro l’esclusione sociale.

Tuttavia, restano forti le perplessità da parte degli avversari politici, che vedono nella misura un rischio per la tenuta dei conti pubblici regionali. Inoltre, l’ipotesi di impiegare la maggior parte dei fondi Ue in un unico progetto solleva interrogativi su quali settori resterebbero scoperti, dalla formazione professionale alla lotta alla dispersione scolastica.

La partita è dunque ancora aperta, e il dibattito tra chi sostiene l’urgenza di intervenire contro la povertà e chi teme l’insostenibilità economica del progetto potrebbe segnare in modo decisivo il confronto elettorale in Calabria nei prossimi mesi.

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