Le voci su una possibile candidatura dell’assessora Maria Teresa De Marco con la Lega alle prossime elezioni regionali hanno sollevato un immediato polverone politico a Cosenza. L’indiscrezione, lanciata dalla Gazzetta del Sud, si è rapidamente diffusa tra le segreterie politiche locali, fino a giungere a Palazzo dei Bruzi, sede dell’amministrazione comunale guidata da Franz Caruso.
L’assessora, attualmente in carica nella giunta di centrosinistra, è stata indicata come possibile nome in corsa nelle liste del centrodestra. Una prospettiva che ha generato stupore e tensioni negli ambienti politici cittadini, dove si è letto il fatto come un tentativo del centrodestra di attingere nomi autorevoli da schieramenti avversari.
Il sindaco Caruso ha prontamente commentato la vicenda, intervenendo per chiarire la posizione dell’amministrazione e della diretta interessata. «Non impongo ai miei assessori le loro scelte politiche – ha precisato – come faceva, in passato, qualche altro sindaco. Tuttavia, è doveroso dire che Maria Teresa De Marco non ha firmato alcuna accettazione di candidatura», ha dichiarato il primo cittadino.
Secondo Caruso, il centrodestra starebbe affrontando notevoli difficoltà nella compilazione delle liste, e l’ipotesi De Marco sarebbe «un atto di scorrettezza politica». Un tentativo, quindi, di reclutare figure riconoscibili e apprezzate anche da altri schieramenti per colmare vuoti strutturali interni.
A rafforzare il quadro, il sindaco ha confermato che la De Marco sarebbe stata contattata da più esponenti dell’area moderata, tra cui il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. Nonostante ciò, la diretta interessata non avrebbe mai manifestato disponibilità verso una candidatura con il centrodestra, mantenendo salda la sua collocazione politica.
L’episodio ha riacceso il dibattito sui metodi adottati da alcuni partiti per definire le proprie liste e sui rapporti di forza tra maggioranza e opposizione a livello locale. In un contesto in cui la ricerca di candidati competitivi si fa sempre più serrata, l’eventualità di coinvolgere figure istituzionali già in carica appare come una strategia delicata, ma anche rischiosa sotto il profilo politico e della coerenza.