Dopo dieci anni di indagini e udienze, è arrivata la sentenza per il caso “Rimborsopoli” calabrese, il filone giudiziario che ha scosso la politica regionale nel 2015 e che ha visto coinvolti numerosi esponenti istituzionali per l’uso improprio dei fondi destinati ai gruppi consiliari della Regione Calabria. Il Tribunale collegiale di Reggio Calabria (presidente Silvia Capone, giudici Carla Costantino e Marco Cerfeda) ha emesso sei condanne, diciotto assoluzioni e due prescrizioni.
Al centro dell’inchiesta della Procura di Reggio Calabria e della Guardia di Finanza, le presunte spese personali effettuate tra il 2010 e il 2012 con soldi pubblici: acquisti di Gratta & Vinci, viaggi all’estero verso destinazioni come Londra, New York e Montecarlo, e cene di lusso nei ristoranti più noti del Paese. Le accuse riguardavano l’utilizzo illecito dei fondi pubblici destinati all’attività politico-istituzionale dei gruppi consiliari presso Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale.
La pena più severa, 5 anni di reclusione, è stata inflitta all’ex presidente del Consiglio regionale Luigi Fedele (centrodestra), accompagnata da pene accessorie quali l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il divieto permanente di contrattare con la pubblica amministrazione.
Condannati anche:
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Giovanni Bilardi (ex senatore e consigliere regionale): 4 anni e 8 mesi
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Carmelo Trapani (collaboratore di Bilardi): 3 anni e 6 mesi
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Giovanni Nucera (ex consigliere): 4 anni
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Alfonso Dattolo (ex consigliere): 4 anni e 8 mesi
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Pasquale Tripodi (ex assessore regionale): 3 anni e 6 mesi (interdizione dai pubblici uffici per 5 anni)
Tra le diciotto assoluzioni spiccano diversi nomi noti della politica calabrese, tra cui:
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Agazio Loiero (ex governatore)
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Giuseppe Bova (ex presidente del Consiglio regionale)
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Demetrio Battaglia, Antonino De Gaetano, Sandro Principe, Nicola Adamo, Bruno Censore, Mario Maiolo, Carlo Guccione, Antonio Scalzo, tra gli altri
Le assoluzioni sono state pronunciate con formula piena, “perché il fatto non sussiste”.
Il Tribunale ha invece dichiarato la prescrizione dei reati per Diego Fedele (imprenditore) e Giovanni Franco, quest’ultimo parte della struttura dell’ex assessore Tripodi.
Le motivazioni della sentenza dovranno essere depositate entro 90 giorni.
Il procedimento ha rappresentato uno dei capitoli più controversi della politica calabrese degli ultimi anni, accendendo i riflettori sull’uso disinvolto dei fondi pubblici e su una gestione opaca delle risorse istituzionali, con risvolti giudiziari che hanno richiesto un decennio per arrivare alla conclusione.