Processo richiesto per Mario Molinari: indagato per la morte di Ilaria Mirabelli

Secondo la Procura di Cosenza, fu lui alla guida dell’auto che si ribaltò a Lorica. Determinante la testimonianza della sorella della vittima

La Procura di Cosenza ha formalmente chiesto il rinvio a giudizio per Mario Molinari, coinvolto nell’inchiesta sulla morte della stilista ventisettenne Ilaria Mirabelli, deceduta lo scorso 25 agosto a seguito di un violento incidente stradale avvenuto nei pressi di Lorica, in provincia di Cosenza.

Secondo le ricostruzioni fornite dagli inquirenti, la giovane sarebbe stata sbalzata fuori dall’abitacolo di una Volkswagen Up, risultata intestata al padre di Molinari. Il suo corpo fu rinvenuto a venti metri di distanza dal mezzo ribaltato. L’indagato, che inizialmente aveva negato ogni responsabilità, sostenendo che fosse Ilaria a guidare, è oggi accusato di omicidio stradale.

Le prove raccolte, coordinate dalle pm Donato e Farro, indicano che Molinari era alla guida sotto l’effetto di alcol e sostanze stupefacenti. Tali elementi contraddicono la versione da lui fornita, già messa in dubbio da alcuni testimoni ascoltati nel corso delle indagini. A confermare ulteriormente questa ipotesi è stato un test effettuato dalla sorella della vittima, Alessia Mirabelli, che ha avuto un ruolo decisivo nel fornire un riscontro oggettivo agli investigatori.

La prova tecnica cui Alessia si è sottoposta ha avuto un impatto determinante nell’indagine. Con il supporto del suo legale, Guido Siciliano, la donna – che ha una corporatura quasi identica a quella della sorella – è salita sul sedile del guidatore della stessa auto per verificare la compatibilità fisica tra la posizione di guida e la statura della vittima. Il risultato ha smentito la versione di Molinari: Ilaria, che calzava un numero di scarpe più piccolo e aveva braccia più corte, non sarebbe riuscita a manovrare il veicolo in modo sicuro, soprattutto in situazioni d’emergenza.

Secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stato Molinari a causare la perdita di controllo dell’auto, che si è poi ribaltata in curva, provocando l’espulsione della giovane dall’abitacolo. In seguito all’incidente, l’uomo era stato posto agli arresti domiciliari, misura successivamente revocata. Oggi, però, la Procura ha deciso di procedere con la richiesta di giudizio.

Oltre alle prove testimoniali e tecniche, sono stati determinanti i rilievi compiuti dai consulenti nominati dalla magistratura, i quali hanno certificato che le condizioni fisiche e meccaniche del veicolo non permettevano alla giovane di trovarsi alla guida, come sostenuto da Molinari.

Sarà ora il giudice per l’udienza preliminare (gup) a valutare la richiesta di rinvio a giudizio, sulla base del corposo fascicolo istruito dalla Procura. L’inchiesta rappresenta un caso di rilievo per l’accuratezza investigativa e per il ruolo centrale della dimostrazione sperimentale che ha permesso di risalire alla presunta verità dei fatti.

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