È stato disposto il giudizio immediato per Rosa Vespa, la donna di 52 anni accusata del rapimento di una neonata avvenuto lo scorso gennaio presso la clinica “Sacro Cuore” di Cosenza. Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale della città calabrese, che ha accolto la richiesta della Procura, ritenendo sussistenti elementi di prova evidenti per evitare il passaggio dall’udienza preliminare.
L’episodio risale alla sera del 21 gennaio, quando Vespa venne sorpresa nella propria abitazione a Castrovillari, insieme alla piccola Sofia, travestita da maschietto, e al marito Acqua Omogo Chiediebere Moses, 43enne di origine nigeriana. La donna si trovava già in stato di fermo, mentre il marito, inizialmente arrestato, è stato successivamente scarcerato per mancanza di elementi a suo carico.
Secondo gli inquirenti, Rosa Vespa avrebbe finto una gravidanza per nove mesi, arrivando a simulare anche il parto di un bambino maschio, mai nato, che avrebbe dovuto chiamarsi Ansel. L’intero stratagemma sarebbe culminato con il rapimento della neonata, che aveva appena un giorno di vita. I magistrati sospettano che la donna abbia agito con premeditazione, presentandosi nella clinica con documenti falsi e un piano studiato nei dettagli.
La Procura ha anche richiesto una perizia psichiatrica per verificare la capacità di intendere e di volere dell’indagata al momento del fatto. Le autorità stanno cercando di chiarire se Rosa Vespa possa aver avuto dei complici e se Moses sia stato realmente all’oscuro di quanto accaduto. Al momento, la posizione del marito è stata stralciata e potrebbe essere archiviata in assenza di nuovi elementi.
Nel frattempo, l’inchiesta si è estesa anche alla struttura sanitaria, dove è avvenuto il rapimento. Gli investigatori vogliono stabilire se ci siano state negligenze o responsabilità da parte del personale della clinica “Sacro Cuore”, e se la sottrazione della neonata potesse essere evitata con controlli più rigorosi.
La data dell’udienza è stata fissata per il 25 settembre, momento in cui Rosa Vespa dovrà rispondere delle accuse di sequestro di persona aggravato. La vicenda ha suscitato un forte impatto nell’opinione pubblica per le sue dinamiche e per l’inganno prolungato messo in atto dalla donna, che ha costruito un’intera finzione attorno a una maternità inesistente, ingannando familiari, conoscenti e forse anche il proprio coniuge.