La Regione Calabria ha formalmente avviato l’iter per uscire dal commissariamento della sanità, in vigore da oltre 15 anni. Alla base di questa decisione ci sono diversi indicatori positivi: il miglioramento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), con due aree su tre sopra la soglia di sufficienza, l’approvazione dei bilanci 2024 da parte delle aziende sanitarie — validati da società controllate dalla Consob — e una riduzione significativa del disavanzo sanitario, ora attestato a 18 milioni di euro, come dichiarato dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto.
Il mese prossimo potrebbe essere quello decisivo: da Roma sono arrivate rassicurazioni che lasciano sperare in un’imminente conclusione del commissariamento. Tuttavia, le incognite sul futuro restano molte, e il governatore stesso ha posto l’accento sulla necessità di concordare un nuovo Piano di rientro che non sacrifichi la possibilità di migliorare concretamente i servizi sanitari regionali.
«Non mi interessa uscire tanto per farlo – ha dichiarato Occhiuto – ma voglio che l’uscita sia accompagnata da un Piano di rientro sostenibile e coerente con l’obiettivo di una sanità migliore».
I nodi ancora irrisolti del sistema sanitario calabrese
Nonostante i progressi formali, la realtà quotidiana racconta una sanità ancora gravemente sofferente. Una serie di tragici episodi recenti ha riportato alla ribalta le criticità strutturali del sistema:
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A Vibo Valentia, due giovani donne sono decedute dopo ripetuti accessi in Pronto soccorso per dolori al petto. In entrambi i casi, le diagnosi iniziali sono state sottovalutate.
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Un altro dramma si è consumato sempre a Vibo, dove una donna maliana ha perso il figlio che portava in grembo mentre era al quinto mese di gravidanza.
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A Falerna, un pensionato è morto davanti alla Guardia medica, trovata inspiegabilmente sguarnita. Il medico risultava formalmente in servizio ma era assente.
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A San Giovanni in Fiore, un uomo di 48 anni è deceduto nell’attesa di un’ambulanza, mai arrivata in tempo.
Questi episodi hanno suscitato indignazione e acceso il dibattito pubblico sulla tenuta del sistema sanitario d’urgenza calabrese. Le ambulanze spesso viaggiano senza medico a bordo, i tempi di intervento sono lunghi, le Guardie mediche sono insufficienti, e i Pronto soccorso scoppiano di pazienti in attesa.
Il progetto di riforma e la necessità di una nuova governance
Occhiuto ha annunciato un piano per unificare sotto un’unica guida le strutture Hub e Spoke, con l’obiettivo di rendere più efficace l’intero sistema ospedaliero. Attualmente, i trasferimenti tra ospedali sembrano spesso inappropriati: pazienti che potrebbero essere gestiti nei presidi Spoke vengono inviati agli Hub, aggravando la pressione sulle strutture più grandi.
«A volte le reti funzionano, a volte no» ha ammesso il governatore, sottolineando l’urgenza di una governance sanitaria più efficiente e integrata.
Tuttavia, questa riforma non potrà essere attuata fino all’uscita definitiva dal Piano di rientro. Nel frattempo, si impongono interventi urgenti per garantire almeno i servizi minimi essenziali ai cittadini calabresi.
Conclusione: una partita ancora tutta da giocare
La Calabria intravede la possibilità di uscire dal lungo tunnel del commissariamento, ma il traguardo non può rappresentare un punto di arrivo. Occorre un impegno concreto per riformare un sistema sanitario che, tra carenze strutturali e drammi umani, continua a mostrare gravi vulnerabilità. La sfida è doppia: tenere i conti in ordine senza sacrificare la qualità dell’assistenza. In questo delicato equilibrio tra efficienza finanziaria e tutela della salute, si deciderà il vero futuro della sanità calabrese.