Famiglie in affanno: la resilienza sociale vacilla sotto il peso dei debiti

La Calabria, come altre aree del Mezzogiorno, è lo specchio di una crisi strutturale profonda. Le famiglie si trovano a vivere un presente instabile, sostenuto da un equilibrio precario tra debiti, sussidi e speranze

La resilienza delle famiglie italiane, soprattutto nel Sud, è ormai al limite. In Calabria, il 2024 si sta rivelando un anno cruciale, e allo stesso tempo drammatico, per migliaia di nuclei familiari che si trovano schiacciati da una morsa economica fatta di rincari, stipendi inadeguati e debiti in aumento.

L’indebitamento come strategia di sopravvivenza

Secondo i dati della Centrale rischi di intermediazione bancaria, nel 2024 ben il 47,7% dei calabresi ha contratto un debito con le banche. Un dato che va ben oltre le esigenze legate all’acquisto o alla ristrutturazione della casa: i prestiti, infatti, sono sempre più spesso utilizzati per spese ordinarie, come l’acquisto di un’auto, l’arredamento, le cure mediche o odontoiatriche, gli studi dei figli e persino per il rinnovo del guardaroba familiare.

Si tratta per lo più di prestiti personali, aumentati sia nell’importo medio che nella durata e nell’entità delle rate da restituire. Un segnale allarmante che riflette l’aumento dei bisogni primari insoddisfatti e una progressiva perdita di capacità di spesa autonoma.

Il supporto pubblico: AdI e SFL

In questo contesto, il ruolo dello Stato diventa cruciale. La relazione annuale di Bankitalia ha evidenziato che i trasferimenti pubblici si sono concentrati sui nuclei con redditi bassi e con figli a carico, i più esposti al rischio di povertà assoluta.

Dal 2024, l’Assegno di inclusione (AdI) ha preso il posto del Reddito e della Pensione di cittadinanza, riservandosi alle famiglie con minori, disabili, anziani over 69 o persone in condizioni di svantaggio. Per chi invece non rientra nei requisiti, è stato attivato lo strumento di supporto per la formazione e il lavoro (SFL).

Secondo l’Inps, 56.007 famiglie calabresi, per un totale di 141.417 persone, hanno ricevuto almeno una mensilità dell’AdI nel 2024, con un importo medio di 595 euro al mese per nucleo. Inoltre, 14.540 individui hanno usufruito del SFL, portando la Calabria al quarto posto in Italia per numero di beneficiari (11% del totale nazionale), con una media di 7,4 mensilità erogate, superiore alla media nazionale.

Tuttavia, il SFL ha registrato un’adesione molto inferiore alle aspettative, tanto che a partire dal 2025 il Governo ha deciso di rivederne le regole, estendendo la platea dei beneficiari, rendendo possibile il rinnovo e aumentando l’importo mensile da 350 a 500 euro.

Povertà salariale e disuguaglianze territoriali

Alla base di questo scenario si trova una questione strutturale: la perdita del potere d’acquisto. L’Istat ha registrato per l’Italia una riduzione dei salari reali del 4,4%, un dato che si discosta dalla tenuta riscontrata in altri Paesi europei. In Calabria, il tasso di occupazione è leggermente migliorato, ma resta di 20 punti percentuali inferiore alla media nazionale.

Anche l’aumento dei contratti di lavoro, spesso celebrato dalla politica, non genera benessere reale. Le disuguaglianze territoriali restano marcate, soprattutto in termini di retribuzioni. La Uil Calabria ha recentemente denunciato la scarsa spesa sociale da parte dei Comuni, invocando interventi urgenti per correggere squilibri che rischiano di trasformarsi in esclusione sociale e povertà cronica.

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