Nel Consiglio comunale di Cosenza di oggi, 4 giugno, i consiglieri di Fratelli d’Italia Francesco Spadafora, Giuseppe D’Ippolito e Ivana Lucanto hanno annunciato la loro astensione dalla votazione sulla proposta del consigliere Alimena per il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell’Italia e dell’Unione Europea. Una scelta che, secondo quanto dichiarato, riflette una linea di coerenza con la politica estera del partito e punta ad evitare letture riduttive di un conflitto di vasta portata geopolitica.
L’astensione non rappresenta una presa di distanza dalle sofferenze umane nella Striscia di Gaza, hanno chiarito i tre esponenti consiliari, ma una posizione responsabile in linea con l’approccio nazionale del partito guidato dalla premier Giorgia Meloni. Proprio la presidente del Consiglio, infatti, ha ribadito nei mesi scorsi l’amicizia storica con Israele, senza però ignorare la gravità della situazione umanitaria palestinese. Un concetto espresso anche a livello europeo dall’eurodeputato Alberico Gambino.
La decisione del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia nasce dalla volontà di non ridurre una questione complessa come il conflitto israelo-palestinese a uno strumento di propaganda locale. I consiglieri affermano che iniziative di questo tipo rischiano di creare fratture anziché contribuire a percorsi di pace. Il vero progresso, sostengono, non passa da dichiarazioni simboliche ma da azioni diplomatiche articolate e dialoghi concreti tra le parti.
Secondo Fratelli d’Italia, portare un tema così delicato in un Consiglio comunale, seppur animato da buone intenzioni, può produrre più polarizzazione che riflessione. L’astensione rappresenta, in questo contesto, una scelta consapevole di non alimentare dinamiche ideologiche, rimanendo coerenti con un approccio che il partito ha sempre adottato in politica estera: realismo, prudenza e visione strategica.
I consiglieri Spadafora, D’Ippolito e Lucanto hanno ribadito che Fratelli d’Italia continuerà a sostenere in tutte le sedi istituzionali opportune una politica di pace, capace di riconoscere le aspirazioni legittime di tutti i popoli coinvolti. La risoluzione del conflitto in Medio Oriente, hanno concluso, richiede un equilibrio delicato che non può essere compromesso da prese di posizione locali non coordinate con la diplomazia nazionale ed europea.