«Restate in Calabria e lavorate per cambiarla»: con queste parole, il vescovo Francesco Savino ha lanciato un appello diretto e appassionato agli studenti e alle studentesse di Scienze dell’Educazione dell’Università della Calabria, intervenendo alla presentazione degli atti della tavola rotonda “Misericordia e giustizia”, tenutasi a Lamezia Terme nel 2024.
L’incontro, dedicato al ruolo della Chiesa nel contrasto alla cultura mafiosa, si è svolto nella Sala Stampa dell’Ateneo, gremita di giovani attenti e coinvolti. Savino, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha rievocato le parole di papa Francesco pronunciate proprio nella Sibaritide nel 2014: «La mafia è adorazione del male e disprezzo del bene comune». Un messaggio che è diventato pietra angolare della riflessione sulla necessità di un cambiamento profondo.
Il vescovo ha parlato della mafia come fenomeno totalizzante, capace di radicarsi nel tessuto sociale ed economico con logiche di intimidazione e controllo. Ma, soprattutto, ha evidenziato la capacità delle organizzazioni mafiose di generare una cultura del terrore e dell’indifferenza, fatta di paura, individualismo e rassegnazione.
Savino ha chiesto ai giovani di essere custodi di una “memoria sovversiva”: una memoria che non dimentica, che si oppone al silenzio e che si fa leva per una rivoluzione culturale autentica. In questo quadro, ha ricordato la figura di don Peppe Diana, simbolo della lotta contro la camorra, e ha invitato a mantenere viva la testimonianza delle vittime innocenti delle mafie.
Il presule ha tracciato quattro direttrici fondamentali per una pedagogia dell’antimafia sociale:
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Educazione critica, per sviluppare il pensiero autonomo e la capacità di riconoscere e contrastare le dinamiche mafiose;
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Economia solidale, come strumento per combattere le disuguaglianze e costruire giustizia sociale;
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Partecipazione politica, intesa come formazione alla cittadinanza attiva e responsabile;
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Reti di fraternità, per creare comunità coese capaci di operare per il bene comune.
«La speranza va organizzata e deve camminare sulle gambe degli uomini», ha affermato con decisione, ribadendo l’urgenza di un cambiamento che parta dai giovani. E il suo appello finale è diventato un invito poetico e potente: «Osate l’aurora», un’esortazione a non cedere alla rassegnazione, a cercare nuovi orizzonti e a coltivare una visione educativa trasformativa.
La manifestazione è stata moderata da Giancarlo Costabile, docente di Pedagogia dell’Antimafia all’UniCal, e ha visto i saluti istituzionali di don Emilio Salatino, direttore dell’Istituto di Scienze Religiose “San Francesco di Sales” di Cosenza, e l’introduzione di don Roberto Oliva, docente presso l’Istituto Teologico Calabro di Catanzaro.
Il messaggio lanciato da Savino è chiaro: il cambiamento passa dalla cultura, dalla formazione e dalla partecipazione consapevole delle nuove generazioni.