Chi non ha mai cantato almeno una volta “4 marzo 1943”? Questo brano, tra i più celebri e toccanti di Lucio Dalla, non è solo la sua data di nascita, ma un pezzo di storia della musica italiana. Presentata al Festival di Sanremo del 1971, la canzone conquistò il terzo posto, lasciando un segno indelebile nel panorama musicale dell’epoca.
Il testo fu scritto da Paola Pallottino, storica dell’arte e paroliera, che negli anni trascorsi a Bologna collaborò con Dalla in altri successi come “Il gigante e la bambina”, “Un uomo come me” e “Anna bell’Anna”. In diverse interviste, la Pallottino rivelò di aver pensato alla figura di Lucio orfano di padre a soli 7 anni quando scrisse il testo. Tuttavia, la storia narrata nella canzone non è autobiografica, bensì quella di una ragazza madre di 16 anni che, rimasta incinta di un soldato americano poi morto in guerra, cresce il figlio tra mille difficoltà. Il bambino, ora adulto, porta ancora il nome che la madre gli ha dato: Gesù Bambino.
Dalle prime esibizioni a Sanremo
La prima esibizione pubblica del brano risale all’agosto 1970, durante un concerto a Paola, in provincia di Cosenza, la città di San Francesco dove la madre di Dalla aveva lavorato nel dopoguerra. Successivamente, fu riproposta a dicembre al Teatro Duse di Bologna, prima di approdare ufficialmente al Festival di Sanremo 1971. In quegli anni, non esisteva il vincolo di segretezza sulle canzoni in gara, e così la Rca decise di proporre il pezzo alla kermesse.
Sul palco dell’Ariston, Dalla si esibì in coppia con la Nuova Equipe 84, gruppo composto da Maurizio Vandelli, Victor Sogliani, Franz Di Cioccio e Dario Baldan Bembo. Tuttavia, per poter essere trasmessa dalla Rai, la canzone subì una pesante censura, soprattutto nella strofa finale.
La censura Rai e il cambio di titolo
Il testo originale conteneva la frase:
“E anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino.”
Questa fu modificata in:
“E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino.”
Anche il titolo “Gesubambino”, considerato poco rispettoso dalla censura dell’epoca, venne cambiato in “4 marzo 1943”, portando molti a credere erroneamente che la canzone raccontasse la vita di Lucio Dalla.
Il successo e il legame con Manfredonia
Dopo Sanremo, il brano fu inserito negli album “Storie di casa mia” di Dalla e “Casa mia” della Nuova Equipe 84. La copertina del 45 giri mostrava un’immagine in bianco e nero del porto di Manfredonia, città pugliese dove Dalla trascorreva le vacanze da bambino. Una freccia sulla foto indicava il palazzo in cui il cantautore viveva con la madre.
“4 marzo 1943” resta ancora oggi una delle canzoni più amate della musica italiana, testimoniando la profondità e il talento di Lucio Dalla, scomparso il 1° marzo 2012 a Montreux.