La Calabria continua a occupare le ultime posizioni a livello nazionale per quanto riguarda la copertura degli screening oncologici, confermando una scarsa adesione ai programmi di prevenzione. È quanto emerge dal nuovo report del Ministero della Salute, realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), l’Associazione Italiana Registro Tumori (Airtum), la Fondazione Aiom e altri enti specializzati.
Secondo il documento, l’Italia presenta un forte divario territoriale, con le regioni del Nord che registrano percentuali di adesione agli screening più elevate rispetto a quelle del Sud. Umbria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Trento si distinguono per una copertura degli screening mammografici e cervicali prossima al 90% della popolazione target, mentre in regioni come la Calabria questi valori scendono rispettivamente al 40% e al 60%.
Un problema rilevante riguarda lo screening del tumore colorettale, che nel Settentrione copre fino al 70% della popolazione target, mentre in Calabria la percentuale non supera il 15-20%, un dato tra i più bassi d’Italia. Molte persone si affidano a test di screening effettuati su iniziativa spontanea, al di fuori dei programmi organizzati dalle Aziende Sanitarie Locali, che non riescono a garantire un’adeguata copertura.
Nonostante la Calabria presenti un indice di fumatori inferiore rispetto ad altre regioni, la partecipazione alle campagne di prevenzione rimane limitata. Il coinvolgimento delle farmacie locali, sebbene significativo, non ha portato a un incremento sostanziale dell’adesione.
Il report evidenzia che a livello nazionale circa il 27% delle donne tra i 50 e i 69 anni non ha mai effettuato una mammografia preventiva, mentre il 23% delle donne tra i 25 e i 64 anni non ha mai eseguito un test per la diagnosi precoce del tumore alla cervice uterina, o l’ha effettuato oltre i tempi raccomandati.
Il rapporto sottolinea come l’assenza di screening organizzati adeguati e la scarsa consapevolezza sull’importanza della prevenzione costituiscano un serio ostacolo nella lotta contro le neoplasie. Il rafforzamento delle campagne di sensibilizzazione e un migliore accesso ai servizi sanitari potrebbero contribuire a colmare il divario tra Nord e Sud, favorendo una maggiore partecipazione ai programmi di screening oncologico.
Magari se arrivassero le missive di convocazione forse le persone sarebbero incentivate. Personalmente quando, succede ogni anno, non arriva nulla devo andare all’ Asl di competenza per prenotare ma non a tutti è possibile.