Laboratorio civico, Manna annuncia esposto alla Procura: Rende bloccata da certa politica che va a braccetto con gli inquirenti

Conferenza stampa dell'ex sindaco con le "sue" assossore Sorrentino, Artese e Petruzewicz: non sono mancate la bordate alla fallimentare gestiome commissariale del Comune

«La giunta ha inoltrato alla Procura della Repubblica un esposto al fine di valutare se ci siano gli estremi del reato compiuto da parte di un funzionario e di un ex assessore di false dichiarazioni rese e che hanno portato al commissariamento del Comune di Rende». Ad annunciarlo l’ex sindaco Marcello Manna, in occasione della consueta conferenza di fine anno con la stampa.

«Di quindici persone sentite, solo due hanno reso tali dichiarazioni riconosciute poi mendaci ed essendo l’atto secretato, abbiamo concertato con gli assessori che fosse questo un atto dovuto alla città che a oggi non conosce ancora i motivi del commissariamento. È certo però che sia l’esito di Malarintha, che la stessa assoluzione di parte degli indagati di Reset e l’esclusione della incandidabilità abbiano acclarato come una città in piena crescita sia stata fermata da certa politica che è andata a braccetto con alcuni inquirenti».

L’ex sindaco ha poi sottolineato come: «Oggi Rende si trova in uno stato comatoso, con costi elevati e tassazioni alle stelle. È sotto gli occhi di tutti come sia stata fallimentare sinora la gestione della città da parte della terna commissariale. Parliamo anche della pioggia di finanziamenti e dei relativi progetti da noi così faticosamente intercettati e che invece loro hanno fatto perdere alla città. Chi restituirà il maltolto ai rendesi? Per questo abbiamo richiesto alla Prefetta di indagare su questa gestione fallimentare da parte dei commissari».

Le fa eco l’ex assessore alle politiche sociali, Annamaria Artese che proprio nei giorni scorsi aveva dichiarato alla stampa come fosse stato cancellato il progetto Ermes e i relativi cinque milioni di euro di finanziamento da parte del ministero della Salute nell’ambito del Piano sviluppo e coesione salute (ex Piano operativo salute) che vedeva Rende quale città pilota scelta da Irccs Inrca in tutta Italia.

«L’ambito del welfare che doveva essere tutelato dai commissari è stato invece depotenziato: è stato smantellato l’ufficio dei servizi sociali e, addirittura, per la prima volta da quando Rende è ente capofila dell’ambito territoriale sociale, la presidenza dell’ufficio di piano è stata trasferita dal nostro Comune a Castrolibero. Non contenti – ha aggiunto la Artese – hanno ben pensato di bloccare i tanti progetti messi in campo, tra i tanti il centro diurno per minori con disturbo dello spettro autistico, unico nel meridione ed inserito in Agenda urbana, un centro all’avanguardia per l’Alzheimer. Oltre a dimostrare di non avere contezza del ritardo sui lavori del Centro sportivo polifunzionale in contrada Marchesino finanziato dal Pnrr dove praticare sport classici e paralimpici. Un progetto realizzato grazie al contributo dell’Uici che i commissari neanche hanno citato».

Anche l’ex assessora Lisa Sorrentino ha lamentato: «Una mancanza di trasparenza e contezza di quale fine abbiano fatto i fondi Pnrr destinati al digitale. Un milione di euro persi di cui commissari dovranno dar conto».

Non va certo meglio per la cultura: Marta Petruzewicz non ha infatti «ancora ricevuto risposta da parte dei commissari sulle questioni da noi sollevate – quali i lavori al castello o il museo della ceramica – nonostante la missiva a loro indirizzata mesi orsono». L’ex assessora alla Cultura ha introdotto poi il tema finale, il recente referendum sulla città unica. «Il comitato del No non ha fornito ai cittadini alcun argomento concreto a parte questo fumantino discorso identitario: hai già cinquant’anni di storia della nuova identità di Rende e parli ancora dell’operato di tuo padre! C’è un clima di smarrimento anche da parte dei cittadini dinanzi a chi ha pensato di mettere delle decorazioni pacchiane in prossimità del Terzo Paradiso di Pistoletto».

Marcello Manna chiosa ricordando che: «Con i risultati del referendum è risultato palese come la maggior parte dei rendesi non abbia votato. Per questo il civismo rimane la nostra strada: anche questa volta, così come nel 2014 e nel 2018, scriveremo un programma insieme ai nostri cittadini».

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