I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Catanzaro, supportati dalle forze dell’ordine di Napoli e Cosenza, hanno sequestrato una discarica di rifiuti speciali non pericolosi a Scala Coeli, in provincia di Cosenza. Il sito, esteso su un’area di 15.000 metri quadrati e del valore di oltre 10 milioni di euro, è stato posto sotto amministrazione giudiziaria per decisione del Gip, in seguito alle indagini della Procura della Repubblica di Castrovillari. Questo provvedimento arriva dopo un grave episodio di sversamento di 15.000 metri cubi di percolato nel mare Ionio, tramite i torrenti Patia e Capoferro e il fiume Nicà.
Le indagini, condotte con rilievi tecnici, esami documentali e registrazioni video, hanno messo in luce una serie di irregolarità nella gestione della discarica, in funzione dall’ottobre 2022. Secondo le accuse, l’amministratore della società proprietaria del sito, insieme ai responsabili delle aziende coinvolte nella costruzione e gestione della discarica, avrebbe omesso di adottare misure fondamentali per garantire la sicurezza ambientale, contribuendo così a causare il disastro.
Gravi lacune strutturali e gestionali
Gli investigatori hanno evidenziato criticità rilevanti nel progetto e nella gestione della discarica, in particolare per quanto riguarda il sistema di drenaggio del percolato, la cui inefficacia ha favorito la fuoriuscita di liquidi contaminanti verso l’esterno. Tra le irregolarità strutturali scoperte vi sarebbe l’installazione di una tubatura non autorizzata e non prevista dal progetto approvato, lunga oltre 60 metri e del diametro di 60 centimetri, posizionata nella parte inferiore dell’invaso. Questa tubatura avrebbe facilitato il deflusso del percolato oltre l’argine artificiale, compromettendo ulteriormente la sicurezza del sistema di barriera.
Inoltre, si denuncia la sottostima dell’impianto di trattamento e stoccaggio del percolato, così come del sistema di drenaggio di fondo. Anche il telo impermeabile posizionato sul letto della discarica è stato giudicato non idoneo, contribuendo a compromettere l’efficienza della barriera impermeabilizzante.
Impatto sull’ambiente e sulla popolazione
Le conseguenze ambientali di queste gravi carenze strutturali e gestionali hanno avuto effetti diretti sulla popolazione dei comuni limitrofi. I sindaci di Scala Coeli, Cariati e Crucoli (in provincia di Crotone) hanno dovuto adottare misure restrittive, come il divieto di balneazione e di utilizzo delle acque per l’approvvigionamento idrico destinato agli animali e all’agricoltura, per preservare la salute pubblica.
Questo disastro ha allarmato le autorità e le organizzazioni ambientaliste, in particolare Legambiente, che fin dai primi mesi di attività della discarica ha inviato numerosi esposti e segnalazioni agli enti di controllo sulle criticità nella gestione del sito.
L’inchiesta e le responsabilità
Nell’inchiesta, che ha coinvolto anche la società esecutrice dei lavori e quella che ha realizzato il sistema di impermeabilizzazione, sono emerse accuse di disastro ambientale rivolte agli amministratori delle aziende responsabili e al direttore dei lavori. Le presunte responsabilità includono l’unificazione illecita di due lotti, operazione che avrebbe complicato la gestione dell’invaso e favorito la fuoriuscita incontrollata del percolato. Non sono state rispettate inoltre diverse prescrizioni autorizzative, tra cui la condizione di rendere operativa la discarica solo dopo il completamento delle opere viarie d’accesso, a carico della società.
Verso una risoluzione
Il sequestro della discarica e la nomina di un amministratore giudiziario rappresentano un passo importante verso la messa in sicurezza del sito e la tutela dell’ambiente. Il caso continuerà a essere monitorato dalle autorità locali e dagli enti di controllo ambientale, mentre proseguono le indagini per accertare tutte le responsabilità e garantire che simili disastri non si ripetano in futuro.