Il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, ha recentemente sollevato un tema che potrebbe trasformarsi in una vera e propria riforma istituzionale: la riduzione del numero di sindaci e la riorganizzazione dei Comuni calabresi. In particolare, Occhiuto ha evidenziato le difficoltà amministrative di molti sindaci, i quali sono spesso costretti a operare in contesti di dissesto o predissesto finanziario, con risorse limitate e vincoli legislativi che bloccano l’azione amministrativa. L’obiettivo del governatore è ambizioso: riformare l’intera architettura istituzionale locale per rendere più efficiente la gestione dei piccoli centri.
L’attuale sistema sta mostrando segni di cedimento, con sindaci che faticano a svolgere il loro lavoro a causa della scarsità di risorse e della mancanza di personale qualificato. Occhiuto ha sottolineato che la mancanza di possibilità di turnover nelle amministrazioni comunali ha creato un circolo vizioso. Molti Comuni, per via del dissesto, non possono assumere nuovo personale, privandosi così delle competenze necessarie per una gestione efficace. Questo problema, secondo Occhiuto, deve essere affrontato a livello nazionale, nel contesto della revisione del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL).
In questo contesto, si parla spesso di fusione o unione dei Comuni. Questi due strumenti normativi, però, hanno caratteristiche distinte. L’unione dei Comuni rappresenta una forma di collaborazione tra enti locali confinanti, che permette loro di gestire insieme alcuni servizi senza perdere la propria autonomia. Al contrario, la fusione comporta la creazione di un unico Comune, unendo le amministrazioni. Entrambi i modelli sono considerati potenziali soluzioni per i piccoli Comuni, ma finora la Calabria ha fatto pochi passi concreti in questa direzione.
L’anno scorso, l’assessore regionale Gianluca Gallo e il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, avevano proposto una legge mirata proprio a favorire le gestioni associate nei piccoli centri montani. Tuttavia, il testo è rimasto bloccato in commissione e non ha fatto progressi da oltre un anno. Secondo Uncem, l’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, la Calabria dovrebbe prendere esempio da regioni come Emilia Romagna e Piemonte, che hanno già attivato progetti di gestione associata ottenendo fondi nazionali per potenziare i servizi nei piccoli Comuni.
Vincenzo Mazzei, presidente regionale di Uncem, e Marco Bussone, presidente nazionale, hanno fatto appello alla Regione affinché intervenga rapidamente. “La legge regionale deve essere approvata in sei mesi”, hanno affermato, sottolineando come il problema dell’abbandono dei piccoli centri sia una sfida urgente per tutta l’Italia, e in particolare per le aree montane della Calabria.
Secondo Uncem, la chiave non è la fusione dei Comuni, ma la loro unione per condividere uffici tecnici, ragionerie e progetti di sviluppo su scala locale. Questa soluzione, applicata a livello di valle, potrebbe contribuire a contrastare il fenomeno dello spopolamento, particolarmente sentito nelle aree appenniniche e montane della Calabria.
Le parole di Occhiuto, quindi, potrebbero rappresentare l’inizio di una riforma necessaria, che mira a rafforzare le istituzioni locali e a migliorare la capacità di gestione dei Comuni. La sfida non sarà semplice: superare le resistenze politiche e il campanilismo richiederà tempo e consenso, ma l’attuale stato di immobilismo non può durare ancora a lungo.