Morte Bergamini, i dettagli delle accuse che hanno portato alla richiesta di 23 anni per la Internò

La sintesi della requisitoria di venerdì mattina, 21 settembre, davanti ai Giudici del Tribunale di Cosenza, che ha visto alternarsi il procuratore capo Alessandro D’Alessio e il pubblico ministero Luca Primicerio

«Isabella Internò ha fatto ammazzare Denis Bergamini per salvare l’onore, visto che il calciatore non voleva sposarla, nonostante fosse rimasta incinta e per questo aveva abortito, con in grembo un nascituro di cinque mesi e mezzo, in una clinica a Londra. La stessa avrebbe preteso la celebrazione di un matrimonio riparatore ma l’ex calciatore del Cosenza, pur volendo tenere il bambino, non avrebbe mai voluto sposarla a causa del suo carattere ossessivo. Internò lo stalkerizzava e ha continuato a farlo fino alla fine, nonostante la loro relazione fosse chiusa da mesi». È questa parte della requisitoria di venerdì mattina, 21 settembre, davanti ai Giudici del Tribunale di Cosenza, che ha visto alternarsi il procuratore capo Alessandro D’Alessio e il pubblico ministero Luca Primicerio.

«Internò – ha spiegato D’Alessio – ha agito con persone in corso di identificazione. Non meriterebbe le attenuanti, è colpevole di 35 anni di ritardi. Ha tradito l’affetto che il ragazzo aveva per lei, ha esasperato il rapporto e pur di salvare l’onore non ha esitato ad agire come sappiamo. Per il tempo trascorso, però, merita le attenuanti generiche e per questo invece dell’ergastolo, bastano 23 anni di reclusione». Una requisitoria lucida, dettagliata e appassionata. Una requisitoria che ha ripercorso l’intera vicenda, non facendo sconti e spiegando perché un processo indiziario è sfociato in una richiesta chiara di condanna, compresa di due aggravanti: premeditazione e motivi abietti o futili.

Molto spazio è stato dato alle dichiarazioni di Tiziana Rota, moglie del calciatore Maurizio Lucchetti (all’epoca compagno di Bergamini in rossoblù) e amica intima in quegli anni della Internò. «Lei era troppo morbosa. Era rimasta incinta e aveva deciso di abortire perché lui non voleva sposarla. Il padre non sapeva nulla, neanche che si fossero lasciati».

Poi la rivelazione: dodici giorni prima della morte di Bergamini, le due amiche si incontrarono in una pasticceria a Commenda di Rende, molto frequentata dai calciatori del Cosenza in quegli anni. La Rota ha fatto mettere a verbale la sua testimonianza a Crema, rifiutandosi di scendere a Cosenza per paura di ritorsioni. Le parole pronunciate dall’ex fidanzata sono eloquenti, come hanno rimarcato i magistrati durante la requistoria: «Tizia’, l’ho perso (Bergamini, ndr). Stavolta per sempre… Ma è un uomo morto, se non torna con me lo faccio ammazzare. Mi ha disonorata, deve tornare da me perché io lo faccio ammazzare… Tu non puoi capire, sei del nord».

In seguito, sempre secondo il racconto della Rota, l’imputata le avrebbe chiesto di chiudere la bocca per paura dei cugini, arrivati nel bar. «Se sanno che Denis non sta più con me, lo uccidono». E infine, poche settimane dopo la morte di Bergamini, la Internò andò dall’amica a Salerno visto che nel frattempo il marito, l’attaccante Lucchetti, si era trasferito alla Salernitana. «Le chiesi come stava e cosa pensasse di quello che era accaduto a Denis. “È giusto così”, rispose. Meglio morto che di un’altra». D’Alessio ha definito Tiziana Rota «una delle tre architravi di questo processo» mentre il pm Luca Primicerio l’ha indicata come «il testimone ideale, quella che ogni Tribunale vorrebbe avere». I rappresentanti della pubblica accusa hanno considerato di significativo valore anche le testimonianze rese da Roberta Sacchi e Roberta Alleati. Infatti il pubblico ministero Primicerio ha detto che «se quella di Tiziana Rota è la voce di Isabella Internò, le dichiarazioni fornite da Roberta Alleati sono quella di Denis Bergamini».

Il pm, ha anche chiesto, a fine requisitoria, il rinvio degli atti per falsa testimonianza per sette persone: Raffaele Pisano (l’autista del camion), Roberto e Dino Pippo Internò, cugini della Internò (55 anni, sposata con un poliziotto e mamma di due figli), Assunta Trezzi (zia dell’imputata), Concetta Tenuta (mamma della Internò), Michelina Mazzuca (moglie di Roberto Internò, cugino di Isabella) e Luigi D’Ambrosio (oggi vedovo di Loredana Internò, sorella di Roberto e Dino Pippo).

Il processo è stato aggiornato a lunedì 23 settembre quando parleranno i legali di parte civile che dovrebbero occupare anche il 24. Il 27 e 30 è prevista l’arringa difensiva ed eventuali repliche dell’accusa. Infine l’1 ottobre dovrebbe esserci la sentenza.

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