La morte del calciatore Denis Bergamini non fu causata dall’investimento di un camion, ma da una asfissia meccanica violenta. Questa è la conclusione emersa dopo 35 anni dalla tragica morte del giocatore ex Cosenza, avvenuta il 18 novembre 1989. Il caso è tornato al centro delle cronache durante il processo attualmente in corso presso il Tribunale di Cosenza, dove i pubblici ministeri hanno iniziato la loro requisitoria. L’ex fidanzata del calciatore, Isabella Internò, è imputata per l’omicidio.
Le nuove perizie medico-legali condotte nel 2017 hanno confermato che Bergamini sarebbe stato soffocato con un mezzo morbido, come una sciarpa o un sacchetto, prima che il camion guidato da Raffaele Pisano lo investisse. Questa rivelazione ribalta le versioni dei fatti fornite sia da Internò che dallo stesso Pisano, secondo cui la morte sarebbe stata accidentale e causata dal veicolo. Il calciatore era già morto quando il camion è intervenuto sulla scena.
Il procuratore di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, ha chiarito che questa fase del processo è dedicata alla ricostruzione dettagliata delle circostanze che hanno portato alla morte di Bergamini. L’obiettivo è dimostrare come il calciatore sia stato ucciso e quali elementi portino alla conferma dell’omicidio premeditato. Il giorno successivo, come annunciato da D’Alessio, la requisitoria si concentrerà sull’imputata Isabella Internò, che ha sempre sostenuto l’innocenza e la tesi dell’incidente.
Il pm Luca Primicerio, durante la sua esposizione in tribunale, ha sottolineato come le perizie dimostrino la presenza di asfissia da compressione. Questo tipo di morte sarebbe compatibile con l’uso di un mezzo soffice, come appunto una sciarpa, che potrebbe non lasciare segni evidenti sul collo della vittima. Questo dettaglio smentisce ulteriormente le testimonianze dei principali testimoni e apre la strada a una ricostruzione dei fatti ben diversa da quella ipotizzata inizialmente.
Domani, 20 settembre, il processo proseguirà con ulteriori sviluppi e sono attese le richieste di condanna da parte della Procura. Il caso continua a suscitare grande interesse mediatico, riportando alla luce uno dei misteri più discussi del calcio italiano.